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Oltre 13mila prestazioni ambulatoriali, senza contare gli interventi chirurgici maggiori dove al primo posto ci sono i tumori: il bilancio 2019 della Urologia del Distretto di Mirano Dolo

lunedì 27 Gennaio 2020
Oltre 13mila prestazioni di tipo ambulatoriale (ad esempio visite programmate, visite in urgenza, biopsie, ecc.), ben 1500 interventi chirurgici di cui, circa il 60 per cento riguardano la chirurgia maggiore per tumore dove, al primo posto, campeggia il rene. A questa importante attività urologica si aggiungono i 400 pazienti neurourologici (ad esempio malati di Sclerosi multipla, Parkinson, traumi del rachide, ecc.), seguiti principalmente per problemi relativi al cattivo svuotamento della vescica (ritenzione o incontinenza). Il Dottor Giorgio Artuso, Primario della Unità Complessa di Urologia del Distretto di Dolo Mirano della Ulss 3 Serenissima, stila un primo bilancio di attività svolta dal suo servizio nel corso del 2019 dove mette in evidenza soprattutto il grande lavoro che si svolge sulle patologie tumorali e sul tema della incontinenza e simili.
“La Dottoressa Andretta, – ha esordito il Primario – ha recentemente risentito il ragazzo inglese, poco più che trentenne, che abbiamo preso in carico qualche anno fa per una grave disfunzione della vescica e che a Manchester avevano per così dire risolto il suo caso con l’applicazione di due stomie. Nell’Ospedale di Dolo Cristian ha trovato una alternativa terapeutica al suo problema: gli abbiamo proposto un intervento che prevedeva l’utilizzo di un tratto di intestino per allargare la sua vescica originaria, liberandolo definitivamente da quei sacchetti. Non avrebbe urinato come gli altri, perché avrebbe dovuto praticare il cateterismo, ma questa pratica per Cristian non è stato assolutamente un problema, una volta imparato come si faceva. E, soprattutto, come ci ha riferito lui stesso, finalmente ha potuto andare in spiaggia come qualsiasi altro ragazzo”.
Il tema della neurovescica è un tipo di problematica che nella Urologia di Dolo Mirano viene affrontata in maniera routinaria, fornendo a ciascun paziente una risposta fatta su misura: c’è a chi, ad esempio, è sufficiente per la sua problematica insegnare come si pratica il cateterismo, proprio per evitare che nella vescica stagni urina che crea poi infezione. Oppure c’è il caso più grave dove si interviene anche chirurgicamente, come per il ragazzo inglese.
Importante è poi il tema della chirurgia per i tumori, che riguardano rene, prostata, vescica e testicoli: si parla complessivamente di circa 870 interventi.  
“I casi più complessi – ha spiegato ancora il Primario – vengono discussi con un team multidisciplinare, dove presenti sono anche i professionisti di Mestre. Attualmente abbiamo trattato diversi cittadini del Distretto di Mirano Dolo e, quando era possibile, l’intervento veniva eseguito nell’Ospedale di Dolo con il supporto dei medici di Mestre, senza far spostare cioè il paziente”. Per alcuni casi selezionati, inoltre, di tumore al rene, va ricordato che sono ormai undici anni che la Urologia di Dolo insieme al servizio di Radiologia, effettuano una tecnica di intervento “mininvasivo” detta crioablazione. “Ad oggi abbiamo eseguito un centinaio di interventi con questa particolare tecnica - ha continuato il Primario urologo – che può essere impiegata per tumori di piccole dimensioni, e viene proposta, dopo una valutazione uro-oncologico multidisciplinare, a pazienti particolari, affetti da patologie che impediscono l’impiego della tecnica chirurgica tradizionale, come ad esempio persone con fattori di rischio cardiovascolari o che siano portatori di rene unico”. Rispetto quindi a trent’anni fa, si son fatti passi in avanti nella chirurgia tradizionale che prevedeva in genere l’asportazione del rene malato. Si sono affinate sempre più delle tecniche meno invasive e altrettanto efficaci nel controllo e nella cura della malattia.
E, successivamente, per i piccoli tumori si è attivato un trattamento minimamente invasivo, appunto la cosiddetta crioablazione, che consiste nel posizionare, attraverso una piccola puntura sulla schiena, un ago-sonda al centro del tumore sotto controllo radiologico (TAC guidata), per distruggere solo il tumore stesso con il raffreddamento dei tessuti fino a -40 gradi.
Infine va evidenziato che la continuità assistenziale per le problematiche urologiche non si fa solo nel territorio, ma anche in Ospedale: l’équipe infermieristica è in grado di soddisfare le esigenze di salute dei pazienti (ad esempio, la sostituzione del catetere vescicale, l’educazione alla gestione del catetere e all’autocateterismo, la gestione delle stomie, fino all’esecuzione di medicazioni ed alla promozione di informazioni di carattere prettamente infermieristico).
“Ogni servizio ed ogni Ospedale della Ulss 3 – ha commentato il Direttore generale Giuseppe Dal Ben – scommette ed investe sulle proprie peculiarità, esperienze e professionalità acquisite. Il tutto sempre e comunque messo in rete anche con le altre strutture ospedaliere e i vari professionisti: per condividere e fornire il meglio al cittadino che si rivolge a noi. Ognuno ha una necessità specifica a cui va offerta una risposta efficace e fatta su misura”.


 
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