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Il professor Manel Ribas, esperto mondiale della chirurgia dell’anca, presenzia ad un intervento all’Ospedale di Dolo

giovedì 03 Ottobre 2019
Recentemente, il professor Manel Ribas dell’Università Dexeus di Barcellona (esperto mondiale di chirurgia dell’anca), ha presenziato presso l’Ospedale di Dolo, durante un intervento che, convenzionalmente viene definito in letteratura “lesione della cuffia abduttoria dell’anca” e riguarda in sostanza la saldatura dei muscoli dei glutei.
Un intervento che è stato realizzato dal Primario della Ortopedia, il Dottor Paolo Esopi, insieme al gruppo di lavoro della chirurgia dell’anca di Dolo, dei radiologi e degli anestesisti. Dal 2017 ad oggi, in questo reparto sono stati eseguiti circa una ventina di questi interventi, su pazienti selezionati, che hanno permesso nel 98% dei casi un risultato importante. La maggior parte delle persone, infatti, che si sono sottoposte a questa tecnica – perfezionata proprio dal professor Ribas e studiata dal Primario Esopi - ha potuto riprendere completamente la propria funzionalità, abbandonando del tutto le stampelle che, in casi di lesione della cuffia abduttoria dell’anca, diventano necessarie per deambulare.
“La lesione del piccolo e medio gluteo, cioè la lesione della cuffia abduttoria dell'anca, - ha spiegato il Primario Esopi - è una patologia che colpisce circa il 25% della popolazione ed è praticamente analoga alla già ben nota e trattata lesione della cuffia della spalla. Tanto che se una persona viene operata per l’una patologia, c’è un altissimo rischio che debba anche essere poi operata dell’altra. Si tratta della degenerazione dei tendini e dei tessuti che tengono su l’anca permettendo alla persona di muoversi e camminare correttamente. Ma se questi tessuti, o per un trauma o perché si vanno degenerando, cominciano a cedere, ecco che partono i segnali di allarme: quali il dolore e poi la difficoltà nel camminare”.
Infatti, come si presenta questa patologia?
“Solitamente – ha continuato il Primario - si comincia con l’avvertire un dolorino sulla parte frontale della coscia che, man mano passa il tempo, diventa sempre più fastidioso, tanto da spingere la persona che ne soffre a zoppicare. Fino a “ieri” più del 60 per cento degli ortopedici non diagnosticavano immediatamente la patologia che si stava presentando, in quanto la descrizione della malattia e il suo trattamento sono molto recenti: basti pensare che il test clinico per la sua diagnosi è stato descritto in letteratura col test di Ossendorf solo nel 2011”.
La signora che si è sottoposta a questo intervento chirurgico è una persona giovane, poco più che cinquantenne, ma che ha sempre sofferto di artrosi fin da giovane, tanto da costringerla negli anni anche a sottoporsi ad un intervento di protesi.
L’intervento è stato realizzato in questo modo: non sono stati toccati l’articolazione né tantomeno la protesi della signora. La paziente è stata sdraiata su un fianco, per poterle effettuare sulla coscia una micro incisione (la grandezza dipende dal tipo di lesione) e raggiungere l’osso che viene fatto sanguinare per permettere la reinserzione dei tendini che così ritrovano la loro forza e funzione.
“I nostri professionisti stanno al passo con i tempi – ha dichiarato il Direttore Generale della Ulss 3 Giuseppe Dal Ben – si aggiornano e si confrontano anche con importanti esperti cercando sempre di puntare, quando è possibile, su una chirurgia di tipo conservativa e fatta su misura sul paziente”.

 
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