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Si svolge a Verona il 49° Congresso degli Ortopedici e Traumatologici Ospedalieri d’Italia (OTODI)

martedì 15 Maggio 2018
Giovedì 17 e venerdì 18 maggio, a Verona presso il Palazzo della Gran Guardia, si terrà il 49° Congresso dell'OTODI, la società degli Ortopedici e Traumatologici Ospedalieri d’Italia: a dare un suo contributo anche il Primario di Ortopedia di Dolo, Paolo Esopi, presidente per il biennio 2018-2019 della Società Veneta OTODI.
L’evento rappresenta un’occasione unica di confronto tra le varie scuole di ortopedia. Tre i temi che verranno affrontati: le scelte conservative o chirurgiche nella traumatologia di spalla; le indicazioni delle protesi monocompartimentali del ginocchio e le concrete possibilità di ricostruzione cartilaginea. Sulla seconda tematica parlerà il Primario di Ortopedia di Dolo, il Dottor Paolo Esopi puntando sul trattamento del cigolo scapolare: “Le fratture del terzo prossimale di omero e del cingolo scapolare – ha affermato il Dottor Esopi - sono un capitolo di grande importanza ed oggi, grazie al miglioramento delle tecniche, all’approccio multidisciplinare e al “timing” di trattamento, è possibile in tanti casi conservare l’arto e recuperarne la funzione in situazioni che, in passato, avrebbero probabilmente richiesto interventi ben più invasivi”.       
“Non è sempre scontata la scelta tra trattamento conservativo e quella chirurgica”, ha aggiunto il Dottor Esopi. “E’ chiaro che il numero dei trattamenti conservativi è esiguo rispetto alla terapia chirurgica che, proprio grazie ai progressi che dicevo, ha ampliato moltissimo le indicazioni, però dovremo anche discutere e condividere quali sono i limiti entro cui dobbiamo fermarci e non trattare chirurgicamente qualsiasi tipo di frattura. Intanto, ci sono alcune fratture, come quelle composte di clavicola, in cui l’intervento chirurgico non offre possibilità superiori a quello conservativo di migliorare la situazione anatomica del paziente. Una frattura di clavicola, composta, senza un terzo frammento che potrebbe decubitare sotto pelle, può dare una garanzia di guarigione con una semplice immobilizzazione con bretellaggio, che pur essendo scomoda dal punto di vista del confort, può dare risultati clinici soddisfacenti. In secondo luogo, è importante ricordare ancora una volta che non operiamo una frattura o una radiografia, ma un paziente. Quindi ogni caso è a sé.
“Un esempio che mi ha fatto molto riflettere – ha continuato il Primario - è quello di una mia paziente, piuttosto anziana, con frattura composta bilaterale della testa omerale; siccome presentava condizioni cognitive che non garantivano la necessaria collaborazione e che avrebbero creato difficoltà riguardo all’intervento e specialmente nella fase di riabilitazione, d’accordo con la famiglia ho proposto un trattamento conservativo che ha dato risultati clinici che proprio la famiglia e la paziente stessa hanno definito fantastici. Se avessimo seguito pedissequamente le indicazioni della letteratura, senza adottare una visione complessiva della situazione, avremmo senz’altro dovuto procedere con un intervento chirurgico, senza la garanzia del trattamento ottimale del paziente”.
“Sono sempre importanti i confronti – ha dichiarato il Direttore Generale della Ulss 3 Giuseppe Dal Ben – che permettono di far dialogare professionisti diversi con diversa formazione, esperienza e che, messi insieme, creano “ricchezza” di informazioni, di conoscenza che va poi a tutto vantaggio dei nostri pazienti. Un vantaggio che oggi lo misuriamo anche come grande Ulss 3 dove gli ortopedici dei vari presidi ospedalieri sono in rete, dialogano tra loro mettendo a disposizione ciascuno le proprie competenze. Buon lavoro, dunque”.
 
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