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Mai un paziente abbandonato, o lasciato come un “suppellettile”, tantomeno se oncologico

giovedì 12 Aprile 2018
Mai un paziente è abbandonato, o lasciato come un “suppellettile”, tantomeno se è paziente oncologico. La sofferenza e la malattia possono indurre a sentire, e a raccontare la propria situazione come particolarmente complessa. Ma la risposta dei nostri Ospedali è sempre tesa alla presa in carico della persona malata.
E' così anche nel caso del signor G.R., che ha inteso inviare ai media il racconto del suo caso sanitario, aggiungendo anche una foto in cui si descrive come "abbandonato".
Con il pieno rispetto per la sua situazione, l'Ospedale dell'Angelo fa il punto su quanto accaduto. 

"L’utente non è stato mai abbandonato – spiega la Primaria del Pronto Soccorso, Mara Rosada – ma al contrario è stato pienamente assistito da questa Azienda sanitaria, presso le cui strutture era ricoverato fino al giorno prima dell’episodio, e presso le cui strutture è attualmente ricoverato dall’episodio stesso, pur non presentando la sua situazione alcuna condizione di urgenza.
Il signor G.R. è stato condotto in Pronto Soccorso da un mezzo del SUEM118, che lo ha preso in carico fin dal domicilio, per riferito evento sincopale: l'applicazione immediata di un triage avanzato, nonché la rivalutazione dei parametri vitali a distanza di un'ora, hanno permesso di escludere subito qualsiasi urgenza o situazione di criticità. La permanenza in Pronto Soccorso non è stata “tempo di attesa”, perché l’utente è rimasto in Pronto Soccorso in regime di Osservazione Breve Intensiva (OBI), per la necessaria osservazione prolungata dei parametri.
L’attesa si è svolta nello spazio dove di prassi i pazienti vengono accolti, vigilati da infermieri e da operatori sociosanitari, al fine di rilevare le necessità cliniche e/o assistenziali. E’ vero che questo spazio, che si aggiunge a quello proprio di OBI con la stessa funzione, presenta limiti strutturali che saranno risolti con i lavori di ampliamento del Pronto Soccorso, già preventivati proprio per evitare il disagio degli utenti e dei familiari che assistono; nel frattempo, però, anche in quest’area sono fatti salvi e garantiti i criteri di corretta assistenza medica, per tutti i pazienti e anche per questo che, ripetiamo, seppur gravato da patologia importante, non aveva alcun criterio di gravità evolutiva. A partire da queste condizioni di piena assistenza, il medico di Pronto Soccorso è intervenuto non appena lo hanno concesso le esigenze assistenziali di pazienti in condizioni di gravità superiore, in un giorno in cui i casi urgenti e le situazioni critiche erano numerosi; il medico peraltro confermava il quadro clinico, e disponeva proprio il prosieguo in regime di Osservazione Breve Intensiva".

Il mattino successivo, confermata l’assoluta stabilità clinica e con il conforto della normalità degli accertamenti eseguiti, il Pronto Soccorso disponeva il ricovero del paziente: “E’ stato ed è ricoverato presso il nostro Ospedale – spiega il Primario di Oncologia, Paolo Morandi – con il solo scopo di sostenerlo perché provato dalla malattia di base, secondo la prassi consolidata di questa Azienda sanitaria, che sempre si fa carico del malato oncologico, anche quando non abbia acuzie cliniche. Ed era già in essere, peraltro, anche il percorso di assistenza domiciliare. Il ricovero, ora di nuovo in corso, è correttamente effettuato all’Ospedale di Venezia dove, come all’Ospedale di Mirano, è prevista la degenza oncologica; riservando gli spazi dell’Ospedale di Mestre, dove dalla costruzione non è stata prevista la degenza oncologica, al ricovero diurno oncologico, alla parte terapeutica e alla sede la sede del Dipartimento di Oncologia. Ben lungi dal trattare il paziente oncologico come un ‘suppellettile’, la nostra Azienda sanitaria sta facendo uno sforzo importante, in assistenza, in tecnologie e anche in strutture. E spiace che non sia riconosciuto o percepito”.
 
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