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Grandi eventi tragici: l'Ospedale dell’Angelo studia il “caso Torino” e migliora il proprio PEIMAF

sabato 04 Novembre 2017
Ospedali e grandi emergenze: Mestre si migliora studiando il caso Torino. Anche l’esperienza di quanto avvenuto proprio sei mesi fa in Piazza San Carlo, con più di 1500 feriti, aiuta i professionisti dell’Ospedale di Mestre a migliorare il proprio PEIMAF, cioè il Piano che scatta in caso di grande emergenza e di grande afflusso di feriti.
“Ci siamo confrontati – spiega il Direttore Sanitario dell’Ulss 3 Serenissima, Onofrio Lamanna – con la testimonianza diretta di Alberto Adducci, Direttore della Rianimazione dell’Ospedale torinese delle Molinette, che ha vissuto in prima persona quella notte complicatissima, quando il panico ha trasformato un evento sportivo in un vero e proprio assedio alle strutture sanitarie. E anche confrontandoci con questa particolare emergenza abbiamo verificato il nostro PEIMAF, il nostro ‘Piano Emergenza Interno Massiccio Afflusso Feriti’: redatto e condiviso alcuni mesi fa, ci sforziamo di perfezionarlo tenendo conto di ogni differente grande evento che possa portare all’Angelo un numero di feriti fuori dal normale”.
Molte le complessità che un Ospedale deve affrontare nel momento in cui un grande incidente, o un evento climatico tragico, o un attentato, portino a confluire verso la struttura un numero importante di feriti. Il PEIMAF di un Ospedale come l’Angelo deve prevedere, a fronte di diverse tipologie di incidente, un protocollo per ogni aspetto dell’emergenza: “Dobbiamo essere preparati, con protocolli chiari e operativi – spiega il dottor Lamanna –. Si deve costruire subito una nuova catena di comando, efficace e condivisa; gli spazi debbono essere rivoluzionati nella loro funzione, e idealmente il Pronto Soccorso si deve poter ampliare immediatamente secondo quanto serve; le comunicazioni devono funzionare al meglio, anche per richiamare in servizio il personale necessario. E questi sono solo alcuni aspetti pianificati dal PEIMAF che, come insegna l’esperienza di Torino, è assolutamente necessario perché l’emergenza è sempre possibile, anche al di là del verificarsi di un vero e proprio evento avverso”.
L’Ospedale lavora, anche con incontri come quello odierno, al continuo perfezionamento del PEIMAF: “E’ un lavoro certosino – evidenzia il Direttore Generale dell’Ulss 3 Serenissima, Giuseppe Dal Ben – che potenzialmente coinvolge ogni figura e ogni area dell’Ospedale. E’ un lavoro che speriamo di aver sprecato, e che speriamo di non dover verificare mai di fronte ad una emergenza reale. Ma è un lavoro che comunque fa crescere il livello di sicurezza della nostra struttura, e migliora la nostra capacità di accogliere e assistere”.
 
Un Piano che scatta a diversi livelli
Il PEIMAF (Piano Emergenza Interno Massiccio Afflusso Feriti) è il protocollo operativo di un Ospedale per le grandi emergenze, e scatta quando, a seguito di eventi di particolare gravità, la struttura si trova a dover far fronte ad un numero elevato di accessi.
Il PEIMAF dev’essere scritto insieme e condiviso da tutti gli operatori dell’Ospedale, perché quando l’emergenza arriva tutte le parti dell’Ospedale, insieme, ne sostengono l’impatto.
 
Il PEIMAF dell’Ospedale dell’Angelo, ovviamente, concentra la sua attenzione su luogo in cui, in caso di grande incidente, potrebbero confluire i feriti, cioè il Pronto Soccorso. E’ il Pronto Soccorso, infatti, che, con l’aiuto di tutto l’Ospedale, farà fronte all’eventuale emergenza.
Il PEIMAF mette in rete con l’Ospedale dell’Angelo, in caso di grande emergenza, le strutture di pronto soccorso e di pronto intervento del territorio vasto. La Centrale Operativa Suem118 è, insieme al Pronto Soccorso, luogo e snodo nevralgico del Piano.
Tre i livelli di attivazione del Piano, che scatta su richiesta della Centrale Operativa provinciale del SUEM118. 
Il Livello 1 scatta quando di prevede un afflusso contemporaneo di 4/6 “codici rossi” provenienti dallo stesso evento: in questo caso, che il Pronto Soccorso dell’Angelo può gestire senza difficoltà, il PEIMAF prevede l’attivazione di una unità di crisi, senza il ricorso a forse esterne e senza l’evacuazione del Pronto Soccorso.
Il Livello 2 del PEIMAF scatta nel caso di afflusso al Pronto Soccorso di un numero di feriti gravi tra i 6 e i 10. Si attiva allora la chiamata al personale medico e infermieristico “reperibile”, cioè non presente ma pronto ad entrare in servizi in caso di necessità. Scatta l’evacuazione del Pronto Soccorso, che può essere totale o parziale.
Il PEIMAF è attivato al Livello 3 quando si prevede l’afflusso di più di dieci “codici rossi”, che si sommeranno ovviamente ad altri feriti meno gravi. Allora il Pronto Soccorso si trasforma radicalmente: gli utenti presenti vengono dimessi o trasferiti ai Reparti; tutta l’”area rossa” viene dedicata ai “codici rossi PEIMAF”, cioè ai feriti gravi dell’evento; tutta l’area normalmente dedicata alla Terapia Intensiva viene dedicata ai “codici gialli PEIMAF”. Con il PEIMAF a Livello 3, l’unità di crisi creata per gestire l’emergenza governa tutte le procedure in Ospedale, ed è la sola autorizzata a dialogare con l’esterno. Il Livello 3 del PEIMAF prevede la richiamata in servizio di tutto il personale che sia possibile contattare telefonicamente, secondo procedure disegnate a cascata, a cominciare dai Primari; intanto il personale in servizio in tutto l’Ospedale supporta il Pronto Soccorso per il trasferimento dei feriti, il ricovero degli utenti “usuali” del Pronto Soccorso, l’allestimento dedicato ai feriti PEIMAF delle sale operatorie dell’Ospedale.
 
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