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Specialisti di Psichiatria dell’Ulss 3: “In dialogo digitale con i pazienti mentre il lockdown li teneva chiusi in casa”

lunedì 08 Giugno 2020
Psichiatria: durante i mesi del lockdown un passo avanti degli specialisti dell’Ulss 3 Serenissima alla ricerca degli utenti: “Anche le persone seguite per il loro disagio mentale – spiega il Primario Moreno De Rossi – hanno fortemente ridotto la loro frequentazione nei nostri servizi: le regole imposte con l'indicazione perentoria al rimanere a casa valevano per tutti, ed è stata forte, anche tra chi presentava un disagio psichico, la preoccupazione di entrare in contatto con il virus. Così abbiamo potenziato il dialogo tra noi e loro per via telematica”.
Non è mai diminuita l'attività degli ambulatori territoriali, che sono infatti rimasti aperti, nei Centri di Salute Mentale di Mestre, Venezia e Lido, ma anche di Dolo, Mirano e Chioggia....) con una rete pronta ad accogliere il primo sentore di disagio anche in piena emergenza pandemica. “Ma anche qui i pazienti venivano meno, così come calava drasticamente la frequentazione delle strutture sanitarie, le altre della città e in tutto il Paese”.  Ed è per questo che è sceso in campo il monitoraggio per via telematica. “E’ una modalità di servizio che nei nostri Centri esiste da tempo, ma in questi due mesi di confinamento è stato strutturato e potenziato. E ha dato molti frutti. Non si può parlare ancora di telepsichiatria, poiché non facciamo vere e proprie visite da remoto, ma abbiamo potenziato la dotazione di webcam all’interno dei Centri di Salute Mentale, adottando programmi di monitoraggio mirati”.
Con queste modalità particolari sono stati raggiunti più di duemila utenti, su circa quattromila seguiti nell’intero territorio dell’Azienda sanitaria: “Sono quelli con la minore autonomia, ai quali abbiamo cercato di garantire un monitoraggio stretto e una presenza più costante. Ad ogni operatore sono stati assegnati dei pazienti da seguire settimanalmente e a cui porre le domande di verifica: ‘Come si sente?’, ‘Di cosa ha bisogno?’, ‘Come stanno proseguendo le cure?’”. Le sedute di monitoraggio hanno incluso anche aspetti di educazione sanitaria: “Controllavamo come andavano le cose in famiglia, ma abbiamo anche cercato di aiutare le persone più in difficioltà a capire cosa stava succedendo all’esterno, in questa situazione di emergenza. Dando loro indicazioni, ad esempio, sull’utilizzo delle mascherine, sulle regole del distanziamento, su come compilare l’autocertificazione: una serie di indicazioni su come affrontare al meglio la vita quotidiana”.
Oltre all’impiego del tempo libero con attività ludiche, culinarie e di giardinaggio, ai pazienti più ansiosi per quanto stava accadendo sono state date indicazioni di evitare il contatto eccessivo con i mass media ed eventualmente di affidarsi solo a fonti istituzionali attendibili. 
“La modalità di comunicazione strutturata da remoto rimarrà e affiancherà quella tradizionale, questa è l’idea”, pensa il primario De Rossi. “Per noi è stata una scoperta, uno strumento che va assolutamente valorizzato perché permette di raggiungere molte persone, anche nelle situazioni più difficili, con molta facilità. Abbiamo capito che c’è la possibilità di poter gestire alcune situazioni complesse da remoto, che la relazione non implica per forza la vicinanza fisica. E i pazienti si sono sentiti attenzionati da questo tipo di rapporto diretto”. 
Stiamo strutturando – conclude il Primario – anche un’attività di gruppo da remoto, via webcam, mirata alla gestione delle tecniche di rilassamento. E' un’iniziativa messa in cantiere a partire da una richiesta arrivata dagli stessi pazienti. E in cantiere ce ne sono molte altre”.
 
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