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Ricerca sanitaria

Progetti di ricerca sanitaria attualmente in corso:
Titolo progetto: Finding and TREating EnDOMetriosis: Identification and validation of biomarker-based prediction models using integrated liquid biopsy - Scoprire e trattare l'endometriosi: identificazione e validazione di modelli di previsione basati su biomarcatori mediante biopsia liquida integrata (FREEDOM TRIAL)
Codice identificativo: ENDO-2021-12371946

Area di riferimento: Ricerca su Endometriosi

Razionale del Progetto: L'endometriosi (ENDO) è una malattia ginecologica cronica debilitante con un'alta prevalenza tra le donne in età riproduttiva, caratterizzata dalla migrazione e dall'impianto di tessuto endometriale al di fuori della cavità uterina (30-50% dei casi).
Dati i sintomi non specifici dell'ENDO (dolore pelvico cronico, dismenorrea, dispareunia, infertilità), l’esame istologico dopo esplorazione chirurgica è il gold standard per una diagnosi conclusiva. Per questo motivo spesso si riscontra un significativo ritardo sia nel porre la diagnosi (8-12 anni), che nel fornire un trattamento appropriato.
La terapia medica di prima linea dell’ENDO si basa su progestinici o estro-progestinici. Tuttavia un terzo delle donne sviluppa resistenza al progesterone e i sintomi possono comunque ricomparire alla sospensione del trattamento.
La diagnosi e la predizione di risposta alla terapia dell’ENDO seguono percorsi ancora non ottimizzati, nei quali i biomarcatori potrebbero assumere un ruolo significativo. L’ENDO è infatti una malattia infiammatoria, con incremento di macrofagi attivati e cellule immunitarie che secernono biomarcatori (citochine, fattori angiogenici, fattori di crescita) nei liquidi biologici della paziente. Recentemente, diversi studi hanno evidenziato relazioni fra citochine infiammatorie e miRNA nei liquidi biologici e nel sangue ed ENDO. Tuttavia, i risultati delle diverse ricerche sul ruolo diagnostico delle citochine e dei miRNA non sono consistenti e mancano studi che valutino i biomarcatori in relazione alla resistenza ai progestinici. 
Ad oggi, non sono stati quindi ancora validati biomarcatori diagnostici o predittivi per l’ENDO. Uno studio prospettico, che esamini un numero adeguato di pazienti consecutive non selezionate, è necessario per trasferire con successo i risultati nella pratica clinica.
Il Ministero della Salute - vista la Legge 30 dicembre 2020, n. 178 al comma 498 dell’art. 1, secondo cui “è autorizzata la spesa di 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023 per il sostegno allo studio, alla ricerca e alla valutazione dell'incidenza dell'endometriosi nel territorio nazionale - ha indetto nel 2021 il Bando di Ricerca Endometriosi invitando tutti gli operatori del Servizio sanitario nazionale alla presentazione di progetti di ricerca sull’endometriosi, con la finalità di valutare l'incidenza dell'endometriosi nel territorio nazionale nonché analizzarne i meccanismi molecolari e cellulari di patogenesi, fornendo risultati trasferibili in tempi brevi (maggiori informazioni: https://www.aogoi.it/notiziario/endometriosi-italia/).

Obiettivi principali: Gli obiettivi dello studio sono:
  1. Identificare e convalidare marcatori con caratteristiche biochimiche e funzionali diverse (citochine, miRNA, …) misurabili nel sangue (biopsia liquida), idonei a:
    1. facilitare la diagnosi precoce e non invasiva di ENDO;
    2. riconoscere precocemente le pazienti con ENDO resistenti alla terapia progestinica;
  2. Integrare i marcatori risultati efficaci nella biopsia liquida in algoritmi diagnostici e predittivi;
  3. Costituire una biobanca per l'endometriosi (ENDO-biobank).
Risultati attesi: Questo progetto mira a ottimizzare i percorsi diagnostico-terapeutici-assistenziali dell’ENDO, grazie all’impiego di nuovi biomarcatori scelti sulla base del razionale biologico della malattia e validati nel corso del progetto.
L'identificazione e la validazione di nuovi marcatori diagnostici porterà ad anticipare la diagnosi, migliorando la qualità di vita delle donne e riducendo gli oneri sanitari connessi con l’attuale lunghezza della fase di incertezza diagnostica.
L'identificazione e la validazione di nuovi marcatori predittivi consentirà una personalizzazione dell’approccio terapeutico, con la prospettiva di migliorare la risposta, ridurre gli effetti indesiderati di trattamenti incongrui e abbattendo i costi di trattamento non necessari.
La creazione di una banca di materiali biologici - e connesse informazioni cliniche - dedicata all’ENDO offrirà una risorsa standardizzata per lo svolgimento in tempi molto contenuti di altre ricerche su nuovi biomarcatori che si rendessero disponibili.
La conduzione dello studio in uno scenario di Real World Research, nel quale le pazienti reclutate sono confrontabili a quelle riscontrabili nella pratica clinica, garantisce la massima trasferibilità dei risultati eventualmente conseguiti.

Capofila: ASST Spedali Civili di Brescia – Regione Lombardia

UU.OO. coinvolte nella ricerca: UOC Ostetricia e Ginecologia 2, ASST Spedali Civili di Brescia; Unità di Biostatistica e Bioinformatica - Dipartimento di Medicina Molecolare e Traslazionale, Università degli Studi di Brescia; UOC Ostetricia e Ginecologia - Ospedale dell’Angelo-Mestre, Azienda ULSS3 Serenissima;
                con la collaborazione di:
  • Istituto di Medicina Molecolare “A. Nocivelli” (ASST Spedali Civili di Brescia);
  • Centro Regionale Specializzato per i Biomarcatori Diagnostici, Prognostici e Predittivi CRIBT (Azienda ULSS3 Serenissima, Ospedale Civile di Venezia)

Centri di Arruolamento delle pazienti relativamente allo studio clinico FREEDOM TRIAL:
ASST Spedali Civili di Brescia:
  • Divisione di Ostetricia e Ginecologia
Azienda ULSS3 Serenissima:
  • UOC Ostetricia e Ginecologia (VE-Mestre)
  • UOC Ostetricia e Ginecologia (Mirano)
  • UOC Ostetricia e Ginecologia (Venezia).

Data di inizio: 03 dicembre 2021
Durata: 24 mesi  

Ente Promotore: Ministero della Salute, Bando di Ricerca sull'Endometriosi 2021

Finanziamento complessivo: € 417.949,65

Unità Operativa AULSS 3 coinvolta: UOC Ostetricia e Ginecologia, Ospedale dell’Angelo
Responsabile Scientifico: Dr. Cesare Romagnolo
Finanziamento AULSS3: € 171.121,19
 
Titolo progetto: Circulating biomarkers as predictors of gender-specific response to Immune Checkpoint Inhibitors in melanoma and non-small cell lung cancer patients. Marcatori circolanti genere-specifici predittivi della risposta agli Inibitori dei Checkpoint immunologici in pazienti con melanoma e tumore del polmone non-a-piccole cellule
Codice identificativo: RF-2018-12367604

Area di riferimento: Ricerca oncologica traslazionale

Razionale del Progetto: La recente introduzione in oncologia degli Inibitori dei Checkpoint Immunitari (ICI) ha migliorato il trattamento del melanoma avanzato e del tumore non a piccole cellule del polmone (NSCLC). Gli ICI suscitano risposte durevoli in un numero limitato di pazienti, spesso a fronte di significativi effetti collaterali immuno-correlati, e sembrano essere più efficaci nelle pazienti di sesso femminile probabilmente per l'influenza degli ormoni sessuali sulla risposta immunitaria. Sebbene la recente introduzione di questi farmaci abbia cambiato la storia naturale del melanoma avanzato e migliorato i tassi di sopravvivenza per il NSCLC, l'interpretazione della risposta rimane un problema aperto, anche per il possibile manifestarsi della cosiddetta pseudo-progressione. Nonostante i notevoli sforzi, la ricerca di biomarcatori predittivi di risposta agli ICI non ha avuto finora molto successo. Pertanto rimane ancora insoddisfatto il bisogno di nuovi marcatori predittivi capaci di identificare precocemente la risposta al trattamento, in modo da evitare la sospensione anticipata della terapia o la sua inutile estensione e migliorare così la sostenibilità economica del trattamento. Questo studio osservazionale condotto in uno scenario di pratica clinica (Real World Research) ha lo scopo di identificare e convalidare marcatori predittivi di risposta e tossicità, specifici di genere, per la terapia con ICI in pazienti con melanoma o NSCLC avanzati.

Obiettivi principali:   Gli obiettivi dello studio sono: (1) Valutare se le concentrazioni nel sangue periferico di  marcatori di infiammazione e di risposta immunitaria (citochine, fattori di crescita, PD-L1 solubile e PCR) possono essere predittive di risposta e/o di insorgenza di tossicità per gli ICI; (2) valutare se le  variazioni dei livelli dei marcatori durante il trattamento possono consentire l'identificazione precoce della risposta agli ICI e il riconoscimento della pseudo-progressione, evitando una non necessaria sospensione anticipata della terapia o la inutile estensione della stessa e migliorando così la sostenibilità di questa tipologia di trattamento; (3) valutare separatamente nei soggetti di sesso femminile e maschile l'associazione tra i livelli basali e le variazioni nel tempo  dei marcatori e la risposta al trattamento con ICI, per definire la possibilità di una personalizzazione della terapia per genere.

Risultati attesi: Questo progetto mira a ottimizzare la somministrazione degli ICI in relazione alla risposta o alla progressione valutate sulla base del comportamento biologico dei marcatori, possibilmente personalizzato in base al genere, per contribuire a migliorare sia l’efficacia che la sostenibilità economica di questi trattamenti.  L'identificazione di nuovi marcatori predittivi consentirà il riconoscimento precoce della risposta alla terapia con ICI, evitando così la sospensione anticipata della terapia quando non necessaria, o la sua estensione quando inutile e potenzialmente dannosa, e fornirà i presupposti biologici per trattamenti personalizzati per genere.  Questo studio produrrà evidenze sul valore predittivo di marcatori di infiammazione e di risposta immunitaria sul trattamento con ICI del melanoma e del NSCLC prodotte in uno scenario di Real World Research, in ottemperanza alla richiesta da parte delle autorità regolatorie di produrre dati in studi pragmatici, in cui le proporzioni di pazienti reclutati siano paragonabili a quelle riscontrabili nella effettiva pratica clinica.

Capofila: Istituto Oncologico Veneto IRCCS – IOV IRCCS (Padova)

UU.OO. coinvolte nella ricerca: Azienda ULSS 3 Serenissima, Centro Regionale Specializzato per i Biomarcatori Diagnostici Prognostici e Predittivi CRIBT (Venezia).

Centri di Arruolamento dei pazienti relativi allo studio clinico MAGNETIC (parte integrante del Progetto di Ricerca): IOV IRCCS, SSD Oncologia del Melanoma (Padova), IOV IRCCS, UOC Oncologia Toracica (Padova), Azienda ULSS3 Serenissima, UOC Oncologia Medica (VE-Mestre), Azienda ULSS2 Marca Trevigiana, UOC Oncologia Medica (Treviso), Azienda ULSS1 Dolomiti, UOC Oncologia Medica (Belluno).

Data di inizio: 01 aprile 2020
Durata: 39 mesi  

Ente Promotore: Ministero della Salute, Bando Ricerca Finalizzata 2018

Finanziamento complessivo: € 448.800,00

Unità Operativa AULSS 3 coinvolta: Centro Regionale Specializzato per i Biomarcatori Diagnostici, Prognostici e Predittivi CRIBT, Dipartimento di Patologia Clinica, Ospedale SS Giovanni e Paolo, 30122 Venezia
Responsabile Scientifico: Dr. Massimo Gion
Finanziamento AULSS3: € 251.550,00
 
Titolo Progetto: Gestione conservativa di lesioni CIN2 e valutazione di biomarcatori indicativi di regressione
Codice identificativo: RSF-2017-00000523

Area di riferimento: Ricerca finalizzata oncologica

Razionale: Lo screening cervicale ha l’obiettivo di individuare e trattare le lesioni cervicali intraepiteliali di grado elevato (CIN2 e CIN3) per prevenire il carcinoma della cervice uterina. Secondo l’attuale protocollo, che ha dimostrato una maggiore efficacia nella prevenzione del carcinoma cervicale rispetto all’utilizzo della sola citologia, in uso nella Regione Veneto da giugno 2015, il test primario è citologia nella fascia 25-29 anni e test HPV (papillomavirus umano) per tipi ad alto rischio nella fascia 30-64 anni, con citologia di triage nei casi con risultato positivo (colposcopia immediata se triage positivo, richiamo a 1 anno se triage negativo). In base all’esame istologico, le lesioni vengono definite come CIN1 (quasi sempre regressive, da non trattare), o CIN2 e CIN3, da sottoporre a trattamento secondo gli attuali protocolli. Mentre le lesioni CIN3, vero precursore del carcinoma invasivo, hanno un’elevata probabilità di progressione, le lesioni CIN2 hanno un elevato tasso di regressione, soprattutto nelle donne più giovani, e quindi il loro trattamento è di fatto non necessario in una sostanziale percentuale di casi. Il progetto intende identificare, soprattutto in donne in età fertile, i casi a maggior probabilità di regressione in modo da evitare un trattamento non necessario. A questo scopo, è necessario definire i fattori clinico-patologici associati alla regressione spontanea; in particolare, oltre all’età della donna e alle dimensioni della lesione, possono essere utili biomarcatori virali e cellulari, quali tipo di HPV presente, overespressione cellulare della proteina p16INK4A e la metilazione di geni cellulari e virali.

Obiettivi principali: Gli obiettivi dello studio sono:
- Valutare l'adesione alla gestione conservativa e ai controlli periodici programmati
- Valutare il tasso di regressione spontanea entro 12 mesi di lesioni CIN2 non trattate alla diagnosi
- Identificare possibili fattori clinico-patologici di regressione
- Delineare un possibile nuovo protocollo.

Risultati attesi: Attraverso l’arruolamento di pazienti di età compresa tra i 25 e i 45 anni con diagnosi CIN2, verranno osservate le regressioni spontanee e quelle che invece necessitano di trattamento, valutando quali caratteristiche clinico-patologiche possano essere utilizzate come indicatori predittivi di regressione spontanea. In questo modo si potranno:
- evitare trattamenti non necessari in donne con lesioni CIN2 ad elevata probabilità di regressione spontanea;
- evitare possibili complicanze nelle gravidanze successive;
- personalizzare i protocolli di trattamento;
- valutare se con lo screening HPV (che ha una sensibilità maggiore della citologia nell’identificare le lesioni cervicali preneoplastiche, rilevando con maggiore frequenza lesioni di piccole dimensioni) il tasso di regressione spontanea delle lesioni CIN2 identificate mediante test HPV sia uguale o maggiore di quanto osservato finora con l'uso della citologia

Capofila: Azienda ULSS 3 Serenissima

UU.OO. coinvolte nella ricerca: UOC Ostetricia e Ginecologia - Ospedale di Mestre, UOC Anatomia Patologica – Ospedale di Mestre, UOS Ginecologia Oncologica – Ospedale di Mestre, Clinica Ostetrica di Padova, UOC Ostetricia e Ginecologia – Ospedale di Treviso, UOC Ostetricia e Ginecologia – Ospedale di Conegliano, UOC Ostetricia e Ginecologia – Ospedale di San Bonifacio, UOC Immunologia Diagnostica Molecolare Oncologica – IRCCS-IOV Padova.

Data inizio: 15 aprile 2019
Durata: 46 mesi

Ente Promotore: Regione del Veneto, Bando per la Ricerca Sanitaria Finalizzata Regionale anno 2017.

Finanziamento complessivo: € 72.000,00

Unità Operativa AULSS 3 coinvolta: UOC Ostetricia e Ginecologia Mestre
Responsabile Scientifico: Dr. Tiziano Maggino
Finanziamento AULSS3: € 20.000,00

Titolo Progetto: Ottimizzazione della prognosi precoce del paziente in coma post arresto cardiaco: studio multicentrico prospettico osservazionale di rete regionale

Codice identificativo: RSF-2017-00000548

Area di riferimento: Ricerca finalizzata patologie cardiovascolari

Razionale del Progetto: L’incidenza dei pazienti con arresto cardiaco nella Regione Veneto è di circa 5.000 casi anno (circa 1 caso ogni 1.000 abitanti); la metà di questi pazienti non arriva viva in Pronto Soccorso ed un ulteriore 52 % decede entro 14 giorni di ricovero. Pertanto, si stima che 1.200 pazienti ogni anno colpiti da arresto cardiaco sopravvivano alla fase acuta ospedaliera; di questi circa il 41% (492 pazienti) ha un buon outcome mentre il 59 % (708) permane in uno stato di minima coscienza o di stato vegetativo. La valutazione prognostica dell'outcome neurologico nei pazienti in stato di coma dopo arresto cardiaco acuto rimane un rilevante problema medico, etico ed economico. Oltre all’osservazione clinica, alcune semplici metodiche neurofisiologiche possono contribuire già dalla fase acuta alla comprensione dei meccanismi fisiopatologici che determinano lo stato di non responsività, differenziando lo stato clinico di coma in entità che hanno evoluzioni prognostiche completamente differenti.
È stato dimostrato che oltre alla Glasgow Coma Scale (GCS), la reattività pupillare alla luce, i riflessi corneali, il mioclono epilettico, la soppressione non reattiva del tracciato EEG e la siero enolasi neurone-specifica, i potenziali evocati somatosensoriali (PES) a breve latenza possono migliorare l'accuratezza della prognosi neurologica nei pazienti in coma.

Scopo del progetto è quello di ridurre l’incertezza della prognosi del paziente con coma post-anossico inserendo nel consueto pannello di esami clinici, neurofisiologici, biochimici e morfologici (TAC e RMN), anche il PES eseguito ad alta intensità di stimolazione sul nervo mediano. Il vantaggio della nuova strategia consentirebbe un maggior recupero di salute nei pazienti che hanno markers neurofisiologici di buon outcome ed una riduzione dei costi per la riabilitazione e dei costi sociali. Il progetto prevede la realizzazione di uno studio multicentrico della durata di 2 anni esteso a tutte le Aziende hub – capoluogo di provincia – del Veneto, che rappresentano i centri con i maggiori volumi di attività nello scenario clinico del coma post arresto cardiaco.

Obiettivi principali: Gli obiettivi dello studio consistono in:
- Ridurre l’incertezza della prognosi del paziente con coma postanossico inserendo nel consueto pannello di esami clinici, neurofisiologici, biochimici e morfologici (TAC e RMN), anche il PES eseguito ad alta intensità di stimolazione sul nervo mediano.
- Realizzare un database informatico, provvedendo alle necessità di tipo tecnologico o di personale tecnico in grado di soddisfare la realizzazione dello studio in ogni centro convolto.

Risultati attesi: Questo progetto offre la possibilità di superare i limiti della sola valutazione clinica e neurofisiologica standard consentendo di stabilire quali sono i pazienti in coma post arresto cardiaco che avranno un buon outcome.
I risultati dello studio potrebbero contribuire a:
- identificare la riserva funzionale cerebrale nei pazienti in coma e stratificare sulla base della reattività elettrica cerebrale la prognosi già dalla fase acuta del coma garantendo così una migliore appropriatezza delle strategie terapeutiche in funzione delle aspettative di recupero;
- fornire la base di confronto per le rivalutazioni periodiche successive da parte di team esperti (neurologi-neurofisiologi e neuroriabilitatori);
- selezionare in base a criteri di attivazione corticale (neurofisiologica o neuroimaging) quei pazienti che possono maggiormente giovarsi di terapie sperimentali innovative.

Capofila: Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona

Partenariato: UOC Anestesia e Rianimazione A - Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, Dipartimento di Riabilitazione – Ospedale Sacro Cuore Don Calabria, UOC Anestesia e Rianimazione - Ospedale Belluno, UOC Neurologia - Ospedale Belluno, Dipartimento di Anestesia e Rianimazione – Ospedale S.M. dei Battuti Treviso, UOC Cardiologia -Ospedale S.M. dei Battuti Treviso, UOC Anestesia e Rianimazione - Ospedale dell’Angelo Mestre, UOC Neurologia - Ospedale dell’Angelo Mestre, UOC Riabilitazione Neuromotoria, gravi cerebrolesioni e mielolesioni - O.R.A.S. SPA, UOC Riabilitazione Ortopedica - Azienda Ospedaliera di Padova, UOC Anestesia e Rianimazione e Terapia Antalgica – Ospedale S. Antonio di Padova, UOC Anestesia e Rianimazione - Ospedale S.M. della Misericordia di Rovigo, UOC Anestesia e Rianimazione Ospedale di Vicenza, UOC Recupero e Riabilitazione Funzionale Ospedale di Vicenza.

Data inizio: 15 gennaio 2021
Durata: 24 mesi

Ente Promotore: Regione del Veneto, Bando per la Ricerca Sanitaria Finalizzata Regionale anno 2017.

Finanziamento complessivo: € 370.000,00

Unità Operativa AULSS 3 coinvolta: UOC Neurologia Mestre
Responsabile Scientifico: Dr. Rocco Quatrale
Finanziamento AULSS3: € 30.000,00
 
 
 
Ultimo aggiornamento: 24/08/2022