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Medicina di Dolo, mesi interi in guerra con il virus. Il Primario Scevola: “Trattati oltre 300 pazienti Covid-19”

mercoledì 17 Giugno 2020
Anche la Medicina dell’Ospedale di Dolo della Ulss 3 sta tornando gradualmente alla normalità come hanno già fatto recentemente altri reparti, quali la Chirurgia, la Oculistica, l’Ortopedia e la Urologia. Il Reparto mantiene ancora percorsi separati per salvaguardare la sicurezza dei pazienti e dei lavoratori e rispondere efficacemente qualora giungesse qualche altro nuovo caso; ad oggi, rispetto agli oltre 300 pazienti che sono transitati in Medicina perché positivi al Covid 19, si registrano solamente due casi positivi ancora ricoverati.
Nel frattempo sta ripartendo anche l’intera attività ambulatoriale: già riattivato l’ambulatorio di endocrinologia. La prossima settimana ripartirà quello che riguarda la medicina interna, a seguire l’ambulatorio di reumatologia, quello angiologico, di osteoporosi ed epatologico. “E’ stata una grande sfida – ha commentato il Primario di Medicina, il dottor Moreno Scevola – che abbiamo e stiamo ancora affrontando insieme, medici, infermieri, oss, personale amministrativo, con grande attenzione, con spirito di servizio, cercando di non cedere alla paura, sempre incoraggiati dalla Direzione e dalla sinergia sempre costante coi vari professionisti di Dolo e Mirano, ma anche dell’Ospedale hub di Mestre. Ci siamo attivati anche con meeting multidisciplinari, a cadenza media settimanale, in videoconferenze interne per discutere organizzazione, casi clinici e scelte terapeutiche”.
Durante il periodo di maggior picco della epidemia, tra metà marzo e fine aprile, il Reparto con i suoi 67 posti letto ha affrontato una sfida cruciale: “Prima lentamente e poi all’improvviso, velocemente, tutti i letti sono stati occupati da pazienti portatori di Coronavirus – ha raccontato il Primario – . Abbiamo trattato casi diversi e disparati: dal paziente Coronavirus puro, anche giovane, o adulto, senza altre patologie, che veniva ricoverato per polmonite interstiziale con grave insufficienza respiratoria, fino all’anziano già compromesso da altre patologie; quest’ultima tipologia di paziente è quella che il virus più facilmente scompensava compromettendo la funzionalità di altri organi ed apparati, cioè cuore, fegato, rene,  cervello, circolazione e cascata coagulativa”.
Il compito principale degli operatori sanitari della Medicina è stato in primis quello di combattere febbre ed insufficienza respiratoria; le scelte terapeutiche sono state fatte  in linea con le indicazioni delle società scientifiche e delle linee guida regionali e nazionali; si parametravano gli indicatori (frequenza respiratoria, saturazione di ossigeno, polso e pressione ed evoluzione clinica) per capire quando fosse il momento di intervenire con supporto ventilatorio se il paziente peggiorava. Non bisognava far scendere l’ossigeno: nel momento in cui il monitoraggio dell’ossigeno mostrava un sostanziale e repentino peggioramento, il paziente veniva trasferito in Pneumologia, o altro reparto di Terapia intensiva, per un supporto ventilatorio.
Durante il ricovero, il Reparto ha cercato, laddove era possibile, di favorire il “contatto a distanza” tra il degente e i famigliari: i messaggi delle famiglie venivano centralizzati nella segreteria e il medico richiamava nel pomeriggio, o prima se si verificavano urgenze. Inoltre, il Reparto era stato dotato di alcuni tablet che venivano usati, sempre selezionando i casi, per stabilire un contatto vocale o anche solo visivo con il parente.
“Il Covid-19 è un virus davvero insidioso, infido e pericoloso, che non va sottovalutato – ha evidenziato il Primario –; e lo dico anche ai giovani che pensano di essere forti, di superare la malattia senza particolari problematiche, ma talora non è così. Invito tutti a continuare a rispettare le distanze, ad usare i dispositivi di protezione, in particolare la mascherina quando ci si avvicina ad un’altra persona. La situazione ora sta migliorando, ma come dico ai miei: non dobbiamo abbassare la guardia, mai, e la sfida continua”.
 
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