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Le vene varicose si curano con tecniche sempre meno invasive; a Mirano una tecnica nuovissima che utilizza la colla

lunedì 17 Febbraio 2020
La Chirurgia Vascolare dell’Ospedale di Mirano della Ulss 3 è al passo con i tempi per quanto riguarda il trattamento della insufficienza venosa. Se nel trattare le varici, per casi selezionati, già questo Servizio, diretto dal Dott. Max Dei Negri, impiega diversi tipi di trattamento come la radiofrequenza o il laser, a breve verrà anche impiegata una tecnica nuovissima senza anestesia, che in pratica utilizza della colla di cianacrilato per bloccare le pareti della vena e permette così di evitare che questa si dilati provocando i danni che sappiamo, e che giustificano l’elevata prevalenza e il notevole costo sociale ed economico della malattia venosa cronica.
Vene varicose o varici sono visibili solitamente negli arti inferiori e colpiscono fino al 60% della popolazione: se le vene non rimangono elastiche e anzi presentano anche delle problematiche alle loro valvole, spingere il sangue verso l'alto per raggiungere il cuore, diventa sempre più difficile. Si creano dei ristagni nelle vene, provocando la comparsa delle varici. I problemi che ne conseguono saranno quindi non solo di tipo estetico, ma a lungo andare possono dare dolore, pesantezza, affaticamento, gonfiore, alterazioni cutanee e ulcere; che vanno a incidere pesantemente sulla qualità della vita. Ad essere colpite da questa patologia sono soprattutto le donne (60% contro il 40% dei maschi). Inoltre ad influire è anche il tipo di lavoro che si svolge, che costringe solitamente una persona a stare molte ore in piedi: “Operiamo soprattutto commesse, donne che stirano, la cameriera o il cuoco, tanto per fare degli esempi”, ha spiegato il chirurgo vascolare. Prima di arrivare comunque all’intervento vero e proprio, solitamente si cerca di cominciare con un approccio conservativo, tipo la contenzione elastica (calze).
“Rispetto al trattamento più invasivo che ormai adottiamo solo nei casi in cui non è possibile agire diversamente, oggi – ha spiegato il Dottor Dei Negri – preferiamo un trattamento di tipo mininvasivo endovascolare che aiuta il paziente a riprendersi velocemente (dai 7 giorni tradizionali ai 2 giorni con le tecniche nuove), con ottimi risultati a lungo termine ”. L’intervento tradizionale, che comunque è effettuato in Italia ancora nell’82% dei casi, prevede che la vena safena venga per così dire strappata: si effettuano due incisioni, una a livello dell’inguine di circa 2 cm e l’altra vicino alla caviglia di circa 1 cm. La vena viene incannulata con una sonda e sfilata (safenectomia o stripping). Per quanto riguarda le altre due tecniche mininvasive, quella che impiega la radiofrequenza e quella che utilizza il laser, invece, prevedono entrambe una sorta di trattamento in termoablazione, dove l’anestesia è locale. In pratica non si effettuano più incisioni: sotto guida ecografica si punge la vena che viene incannulata con un catetere che chiude la vena dall’interno invece di “strapparla”, proprio con il metodo ablativo che brucia praticamente il tessuto. Le attuali linee guida raccomandano le tecniche di termoablazione endovenosa rispetto alla chirurgia tradizionale”. Parliamo di interventi di tipo ambulatoriale mediamente a basso rischio clinico – ha continuato il chirurgo vascolare – che prevedono solamente un ricovero di tipo diurno ed il paziente non solo, nelle ore successive, avvertirà meno dolore, ma potrà recuperare le sue funzionalità più rapidamente”. A fianco di queste tecniche mininvasive si è affacciata recentemente, nell’ambito della chirurgia vascolare, una tecnica nuova che anche il Servizio di Mirano sta per impiegare per la prima volta: “Invece di usare le tecniche di termoablazione, utilizzeremo per alcuni casi, una sorta di materiale colloso che permetterà addirittura di effettuare l’intervento senza far uso di anestesia”, ha detto il Dottor Dei Negri. Nel 2019 sono stati effettuati ben 150 interventi per varici. La persona più giovane ad essere stata sottoposta a questo tipo di intervento aveva 23 anni. A fianco dell’intervento, ci sono anche le visite ambulatoriali che sono state 1500.


 
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