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Epilessia: il Centro che opera al Civile affronta anche i casi in cui la malattia non risponde ai farmaci

lunedì 09 Dicembre 2019
“L’epilessia è un male misconosciuto, e collegato dai più a narrazioni antiche; pochi sanno che si tratta di una patolologia tutt’altro che limitata, e che nei Paesi industrializzati interessa addirittura una persona su cento”: lo spiega il dottor Francesco Paladin, Primario di Neurologia dell’Ospedale Civile. “E pochi sanno, anche tra i Veneziani, che all’Ospedale Civile di Venezia – aggiunge il neurologo – opera il primo Centro di terzo livello per l’Epilessia dell’adulto riconosciuto nel Veneto”.
Il dottor Paladin parla all’indomani della riconferma, per il quarto triennio consecutivo, dell’importante operato del Centro Epilessia del Civile che, proprio per la sua qualifica di centro “di terzo livello”, opera dal 2011 anche sulle epilessie più complesse e “farmaco resistenti”.
“Il controllo completo delle crisi epilettiche attraverso una terapia farmacologica personalizzata – spiega il Primario – può restituire al paziente, in moltissimi casi, casi una qualità di vita normale. Ma la terapia farmacologica, pur essendo ancora la più utilizzata non è l’unica disponibile e soprattutto è efficace in non più del 75% dei casi. All’Ospedale Civile il nostro Centro è in grado di occuparsi dei numerosi pazienti che sono ‘resistenti’ alle terapie farmacologiche, e che quindi purtroppo continuano a presentare crisi con frequenza variabile nel corso degli anni. A questi pazienti con epilessia farmacoresistente diamo la possibilità di iniziare l’iter prechirugico, mediante il monitoraggio videoEEG prolungato, che pratichiamo in regime di ricovero”.
Nella gestione di questi pazienti farmacoresistenti, se l’epilessia origina da un’area cerebrale limitata che non ha funzioni particolarmente importanti, si procede con la rimozione chirurgica della stessa area. Per i pazienti per i quali non è indicata l’opzione chirurgica è possibile percorrere altre strade: “Si ricorre ad esempio alla neurostimolazione vagale – spiega il dottor Paladin – da cui ci si può attendere una riduzione del 50% delle crisi nel 50% dei pazienti; per un numero limitato di pazienti che non hanno risposto alla terapia farmacologica si utilizza la dieta chetogenica, indicata prevalentemente nei pazienti pediatrici, che là dove agisce permette di ottenere il controllo completo e protratto delle crisi”.
Era il 2011 quando il Centro Epilessia di Venezia  ha ottenuto per la prima volta il riconoscimento di “centro di terzo livello” dalla Lega Italiana contro l’epilessia (LICE); allora fu il primo Centro Epilessia dell’adulto ad aver avuto tale riconoscimento nel Triveneto; e da allora il lavoro del Centro guidato dal dottor Paladin è proseguito con continuità, e nei giorni scorsi, presente il Direttore Generale dell’Ulss 3 Serenissima, in Reparto è stata collocata la targa che ribadisce il livello raggiunto per altri tre anni. E’ inoltre stato confermato Centro Regionale per gli impianti di  stimolazione vagale (VNS), tecnica di chirurgia palliativa dell’epilessia farmacoresistente che permette una riduzione della frequenza delle crisi epilettiche, migliorando decisamente la qualità della vita dei pazienti: “Gli impianti di stimolazione vagale – spiega il dottor Paladin – vengono eseguiti a Venezia in collaborazione con i Neurochirurghi di Mestre dopo discussione collegiale dei casi. La collaborazione con la Neurochirurgia di Mestre appare inoltre fondamentale nella gestione dei pazienti con epilessia sintomatica di lesione cerebrale, per i quali vi è un percorso dedicato”.

L’epilessia: che cos’è, cosa provoca, chi ne è colpito
L’epilessia è una delle più comuni malattie neurologiche, con circa 65 milioni di persone di tutte le età colpite in tutto il mondo; nei Paesi industrializzati interessa circa 1 persona su 100. In Italia coinvolge circa 500.000 persone con circa 30.000 nuovi casi per anno.
E’un disturbo neurologico i cui picchi di comparsa si manifestano nei primi due anni di vita e per il 30 per cento dei casi dopo i 70 anni, con conseguenze a volte devastanti per le implicazioni psico-sociali che ne derivano e, per coloro che presentano crisi convulsive frequenti. Le cause e le manifestazioni dell’epilessia possono essere molto diverse: nei primi anni di vita si riscontrano soprattutto epilessie su base genetica o secondarie  a sofferenze perinatali, mentre nell’anziano la causa principale è rappresentata da danni cerebrovascolari.
Le crisi epilettiche, il sintomo della malattia, si manifestano per una alterazione funzionale della corteccia cerebrale dove sono presenti neuroni che possono comunicare tra loro in modo anomalo creando un eccesso di eccitabilità/iperattività transitoria. Le crisi epilettiche rappresentano quindi una modalità di risposta anomala in senso eccitatorio di alcune aree cerebrali o di tutto il cervello, sintomo di una disfunzione per cause non sempre riconoscibili. Le manifestazioni della crisi dipendono dall’area cerebrale colpita e dalle funzioni di quell’area; se la crisi coinvolge i neuroni nell’area corticale implicata nella motricità della mano il paziente potrà manifestare brevi movimenti incontrollati della mano, se coinvolge l’area corticale della vista potrà manifestare alterazioni transitorie della vista. Le crisi possono durare da pochi secondi a circa un minuto. Al termine della crisi il paziente si riprende senza significativi esiti nella maggior parte dei casi.
Va considerato che l’epilessia si manifesta in forme molto diverse tra loro con sintomi tra loro diversi, tanto che sarebbe più corretto parlare di epilessie al plurale, invece che al singolare. L’eterogeneità del tipo di crisi epilettica e di epilessia che può essere presente nei pazienti si traduce in prognosi differenti: nella maggior parte dei casi c’è una assoluta compatibilità con una vita normale. In età evolutiva si può convivere con l’epilessia senza che la malattia incida significativamente sulla crescita e sull’andamento scolastico mentre nella popolazione adulta con una adeguata cura non vi sono controindicazioni assolute nello svolgimento di attività lavorative o implicazioni in ambito sociale.
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