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​Dolo, la terapia intensiva ora è libera libera da pazienti Covid-19: "Il segno della capacità di reazione dei nostro sistema ospedaliero"

lunedì 01 Giugno 2020
A metà di marzo l'Ospedale di Dolo cominciava la sua metamorfosi, costruendo al proprio interno un'area tutta dedicata alla Terapia Intensiva Covid-19; oggi, dopo due mesi e mezzo, anche quell'area Covid-19, come le altre dell'Ulss 3 Serenissima, è finalmente libera da pazienti malati di Coronavirus. "Pronti a cambiare, pronti ad intervenire, pronti a mettersi al servizio del contrasto al virus: quanto è accaduto all'Ospedale di Dolo - sottolinea il Direttore Generale Giuseppe Dal Ben - è un tassello del lavoro di tutta l'Ulss 3; e dentro questo contesto più vasto, è anche un esempio significativo di come il sistema sanitario della nostra Regione ha reagito alla sfida. Nei nostri ospedali i posti letto complessivi di terapia intensiva sono stati praticamente raddoppiati, visto che siamo passati da 54 a 101: è stata un'azione importante, che a Dolo si è concretizzata in una vasta area dedicata, che a pieno regime ha ospitato 37 posti letto. Siamo grati a chi ha lavorato dentro questa grande Terapia Intensiva, come nelle altre dell'Ulss 3 Serenissima, in condizioni più complesse ancora rispetto ad una normale Rianimazione. E siamo lieti che, almeno per il momento, questo impegno straordinario non sia più necessario". 
 
"L'area Covid-19 di Dolo - commenta il Direttore Generale -, come quella di Mestre, di Venezia, di Mirano e di Chioggia, è stata un luogo di fatica, di sofferenza, purtroppo anche di lutto. Chi ha dato il meglio di sé in questi reparti durante le settimane dell'emergenza porta con sé il pensiero di ciò che ha affrontato e di ciò che ha visto: siamo contenti che per il momento sia finita, e siamo orgogliosi del lavoro svolto dai nostri professionisti; ma allo stesso tempo siamo consapevoli di ciò che è accaduto là dove i pazienti Covid-19 hanno lottato contro il virus".
 
Prima dell'inizio dell'emergenza Covid-19, la Rianimazione dell'Ospedale di Dolo era attrezzata con 6 posti letto: operava quindi con un numero di postazioni di terapia intensiva commisurato a quelle che erano le esigenze di un Ospedale del territorio. A partire dalla richiesta di potenziamento formulata dalla Regione Veneto, che ha indicato l'Ospedale di Dolo come "Ospedale Covid", si è avviato il percorso che ha portato la terapia intensiva ad avere fino a 37 posti letto in grado di gestire i malati gravi di Coronavirus. "Dall'Unità di Crisi regionale - racconta la dottoressa Lorella Altafini, che guida l'Unità Operativa - sono stati messi a disposizione i letti speciali necessari, insieme ai respiratori e ai monitor di cui sono dotate le particolari postazioni predisposte per il Covid-19. Ad accogliere queste postazioni sono state attrezzate le sale operatorie dell'Ospedale, nella piastra di collegamento tra il Blocco Sud e il Blocco Nord. Grazie al lavoro svolto dai nostri Uffici Tecnici, abbiamo presto potuto convertire in 'area Covid-19' questi spazi e questi locali che, già adibiti alla funzione chirurgica, erano già dotati di un'adeguata fornitura di ossigeno, di dispositivi di isolamento, dalle indispensabili cablature per i collegamenti digitali". La grande terapia Intensiva dell'Ospedale di Dolo  ha visto il picco del proprio impegno e dell'aggressione del virus nei giorni a cavallo tra marzo e aprile. In quei giorni il numero di persone gravemente malate e affidate all'Unità Operativa della dottoressa Altafini ha sfiorato la ventina: "Sono stati gestiti - spiega la dottoressa Altafini -, oltre che dagli infermieri del Reparto, dagli infermieri specializzati del Blocco Operatorio debitamente formati; un contributo è giunto anche dagli specialisti degli altri Ospedali dell'Ulss 3 Serenissima". 
 
Nelle scorse settimane, secondo le indicazioni regionali, l'area Covid-19 intensiva dell'Ospedale di Dolo ha iniziato il percorso di ritorno alla situazione normale: l'intero Blocco Operatorio Nord è tornato alla sua normale destinazione di sala operatoria, al servizio dei Reparti dell'Ospedale, che già hanno ripreso la loro attività; in attesa di certezze quanto al recedere della fase epidemica, i posti letto collocati nel Blocco Operatorio Sud restano in standby, su indicazione della Regione Veneto, con la prospettiva di garantire un nucleo Covid-19 in grado di riattivarsi prontamente in caso di recrudescenza del contagio. Oggi quindi i letti di terapia intensiva attivi sono 9, di cui solamente 3 occupati, con pazienti no-Covid, e 6 liberi per ogni evenienza.
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