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Cardiologia dell’Angelo: tremila interventi di emodinamica e di elettrofisiologia

lunedì 20 Luglio 2020

Quasi tremila interventi nel solo 2019 per la Cardiologia dell’Ospedale dell’Angelo: nelle sale operatorie dell’Ospedale di Mestre la Cardiologia continua a camminare sulle più recenti frontiere, ed eccelle nella gestione delle aritmie attraverso l’intervento di “ablazione trans-catetere”, su cui gli specialisti dell’Angelo vantano addirittura trent’anni di esperienza. “Con l’ablazione trans-catetere – spiega il Primario della Cardiologia, il dottor Sakis Themistoclakis – entriamo all’interno del cuore, utilizzando dei cateteri, e con i terminali di queste sonde andiamo a ‘bruciare’ punti specifici delle pareti interne, proprio quelli da cui si origina l’aritmia”. 
Con l’ablazione transcatetere, quindi, l’équipe dell’Angelo è in grado di risolvere radicalmente i problemi provocati da certe forme di aritmia: “Penso al caso di un giovane – racconta il dottor Themistoclakis – che già aveva avuto un infarto, ma che nei giorni successivi, mentre era in reparto, si è accasciato al suolo per un arresto cardiaco da fibrillazione ventricolare. In sostanza, continuava ad avere episodi ricorrenti di fibrillazione ventricolare, a causa delle cicatrici formatesi nel cuore dopo l’infarto. Non riuscivamo a stabilizzarlo nonostante farmaci, sedazione e respirazione con il ventilatore artificiale. Così abbiamo deciso di portarlo in sala operatoria per un intervento di ablazione trans-catetere”. L'intervento è stato risolutivo, anche se complesso: “Abbiamo operato in assistenza di circolo, in corso di fibrillazione ventricolare con cuore praticamente fermo – sottolinea il Primario – sostituendo la funzione dell’organo cardiaco con la circolazione extracorporea, poiché continuava ad andare in arresto cardiaco al minimo movimento dei cateteri nel cuore. Ma l’ablazione è stata eseguita con successo, e i punti critici all’interno del cuore sono stati bruciati, interrompendo definitivamente l’aritmia”. A distanza di pochi giorni dall’intervento di ablazione, il paziente è stato dimesso; da allora non ha più avuto aritmie.

La mole del lavoro svolto in un anno. Quello ricordato dal dottor Themistoclakis è solo uno dei 678 interventi di elettrofisiologia eseguiti dalla sua équipe all’Ospedale dell’Angelo nel 2019: tra questi interventi, oltre ad ablazioni transcatetere di tutte le aritmie, si contano impianti di pacemaker e defibrillatori monocamerali, bicamerali o per la terapia di resincronizzazione cardiaca, e poi impianti di loop recorder, e ancora estrazioni di elettrocateteri cronicamente impiantati per infezioni o rottura degli elettrodi con tecnica laser.
Si aggiungono i 2.217 interventi di emodinamica, tra cui angioplastiche coronariche, impianti di valvole aortiche transcatetere, correzioni percutanee dell’insufficienza mitralica, chiusure percutanee dell’auricola sinistra, del forame ovale pervio, endoprotesi aortiche, embolizzazioni arteriose, angioplastiche periferiche, impianti di filtri cavali, biopsie endomiocardiche.
“Queste procedure eseguite dalla Cardiologia dell’Ospedale di Mestre – sottolinea il Direttore generale dell’Azienda sanitaria veneziana, Giuseppe Dal Ben – danno la cifra della qualità e della quantità del lavoro svolto a Mestre nel trattamento del paziente cardiopatico, ed in particolare del paziente aritmico. E certificano che se trent’anni fa l’equipe di Mestre ha eseguito la prima ablazione transcatetere di una via anomala mai avvenuta in Italia, trent’anni dopo l’Ospedale dell’Angelo è ancora all’avanguardia nella gestione del paziente aritmico. Tra i primi centri europei a utilizzare l’ecocardiografia intracardiaca nel trattamento della fibrillazione atriale, oggi l’Ospedale dell’Angelo pratica il meglio della cardiologia e della cardiochirurgia a cui i nostri pazienti, molti dei quali vengono da fuori Ulss e da fuori regione, possano aspirare”.

La Cardiologia dell'Angelo e le collaborazioni interne e internazionali. “Il paziente cardiopatico è oggi un paziente sempre più complesso - sottolinea il Primario Themistoclakis -. Ecco che è cruciale, nel lavoro che svolgiamo all'Angelo, la capacità di intervenire in team: nel nostro Ospedale si effettuano trattamenti all’avanguardia oltre che nell’ambito elettrofisiologico anche nell’emodinamica, ed in particolar modo nell’emodinamica strutturale. Fondamentali sono, inoltre, l’esperienza clinica nella gestione del paziente critico, in particolare nella terapia intensiva cardiologica, ed un imaging cardiovascolare multidisciplinare realizzato attraverso una stretta collaborazione tra cardiologi, radiologi e medici nucleari. Infine, oggi più che mai non si può prescindere da una stretta e continua collaborazione con la cardiochirurgia: solo così si può offrire al paziente le migliori opzioni terapeutiche possibili”. 
Il dottor Themistoclakis, che guida guida la Cardiologia dell’Angelo, si è formato alla scuola mestrina del dottor Antonio Raviele. Negli anni ha costruito collaborazioni internazionali tanto importanti da favorire il gemellaggio con il Centro cardiologico di Austin, in Texas, diretto dal dottor Andrea Natale, proprio per quanto riguarda le ablazioni, insieme al quale sono stati i primi al mondo nell’utilizzo dei cateteri laser a guida endoscopica nell’uomo. E proprio assieme a Natale e Raviele, il dottor Themistoclakis è co-presidente di “Venice Arrhythmias”, uno dei più prestigiosi congressi internazionali di cardiologia, che si tiene a Venezia ogni due anni; già vicepresidente nazionale dell’Associazione italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione, è presidente regionale dell’Associazione nazionale dei Medici Cardiologi Ospedalieri.

La "fibrillazione atriale", nemico vero. Il focus principale della ricerca del dottor Themistoclakis è costituito dalla fibrillazione atriale, la più frequente “tachiaritmia”, come viene definita ogni aritmia che fa accelerare il battito cardiaco: “La fibrillazione atriale – spiega – coglie circa il 2% della popolazione, ma superata la soglia dei 50 anni colpisce circa un soggetto su quattro. Non è affatto innocua, perché aumenta di 5 volte il rischio di ictus, di 3 il rischio di scompenso cardiaco e di 2 la mortalità”. La terapia principale per la cura della fibrillazione atriale è quella anticoagulante. Che punta a far diminuire il rischio di trombi. “Per controllare il ritmo del cuore – spiega il Primario – abbiamo da un lato i farmaci antiaritmici che funzionano mediamente su un paziente su due, dall’altro appunto l’ablazione trans-catetere: intervento attraverso cui introduciamo delle sonde nel cuore e con una di queste andiamo a bruciare i punti responsabili dell’innesco dell’aritmia”.
Intervenendo con l’ablazione trans-catetere, nel 70% dei casi gli specialisti di Mestre riescono non solo a controllare l’aritmia, ma anche a diminuire, se non eliminare, la necessità di farmaci antiaritmici.
Lo si può fare anche con le tachicardie parossistiche sopraventricolari, che possono colpire soggetti giovani, anche atleti: “A volte si presentano con palpitazioni, spesso classificate come disturbi ansiosi. In realtà – sottolinea il dottor Themistoclakis – ci troviamo spesso di fronte ad aritmie, che si possono risolvere con l’ablazione. E rispetto ai farmaci antiaritmici, in questi casi l’ablazione diventa spesso la terapia di prima scelta, considerata l’elevata percentuale di successo. Abbiamo avuto atleti che non riuscivano a svolgere più  la loro attività sportiva e che dopo l’ablazione sono potuti ritornare all’attività agonistica completamente guariti”.
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