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Medici ebrei: un “percorso della memoria” e una mostra all’Ospedale Civile

giovedì 07 Febbraio 2019
A chi desidera che la “memoria” non duri solo il tempo di una Giornata, Venezia offre molte occasioni per riflettere. E l’Ospedale della città, l’Ospedale Civile dove operarono tanti ed eccellenza medici ebrei, permette di compiere un piccolo ma toccante cammino intitolato “Itinerario della Memoria ebraica”: cinque passaggi, cinque tappe, ognuna delle quali ricorda la presenza e la persecuzione sugli Ebrei nella nostra città.
Nei giorni scorsi, al culmine delle celebrazioni dedicate al ricordo delle vittime dell’odio razziale, l’Ulss 3 Serenissima ha presentato questo itinerario, che è stato percorso in silenzio da un numeroso gruppo di Veneziani.
Il breve pellegrinaggio della memoria si è aperto con la prima tappa, nella Sala dell’Albergo, dove la Scuola di San Marco ha allestito una mostra dedicata alle testimonianze della presenza di illustri medici ebrei che hanno operato – alcuni hanno anche patito la persecuzione – nel nosocomio veneziano negli ultimi duecento anni. La seconda tappa conduce al piano sottostante, a quella Sala delle Colonne in cui cinque grandi lastre marmoree – una parte importante del solenne lapidarium pubblico della sala di ingresso all’Ospedale veneziano – ricordano i nomi e le donazioni di alcuni benefattori ebrei. La terza tappa è dedicata alla memoria della deportazione di quindici ebrei che, ricoverati al Civile, furono forzatamente tradotti dal letto di ospedale al campo di concentramento: nel Corridoio della Porta d’Acqua le “Pietre d’inciampo” ricordano quel fatto inumano, mentre di fronte ad esse una lapide fa memoria dell’operato dell’illustre medico ebreo Umberto Saraval, perseguitato per le sue origini. Due medici ebrei, Michelangelo Asson e Giacinto Namias, sono ricordati dalle lapidi nel Corridoio in fianco al Centro prelievi, che costituiscono la quarta tappa del memoriale. La quinta porta il nome di Giuseppe Jona, Primario dell’Ospedale che, da Presidente della Comunità ebraica, scelse coraggiosamente il suicidio per non consegnare ai nazisti l’elenco dei 1200 Ebrei veneziani; a lui è dedicato il Padiglione Jona, e la lapide che lo ritrae, sulla facciata, costituisce il punto di arrivo di questo percorso.
Lapidi, “pietre d’inciampo”, nomi e memorie sono incastonate nel corpo vivo dell’Ospedale Civile. L’Azienda Ulss 3 Serenissima le evidenzia, e le suggerisce ai cittadini, perché non si dimentichino le brutalità avvenute meno di un secolo fa, e si faccia memoria del male commesso contro chi nessun altra colpa aveva che l’origine, e meritava semmai la gratitudine della città.

La mostra “Medici ebrei a Venezia, tra scienza e umanità, integrazione e persecuzione”, prima tappa del cammino della memoria proposto all’Ospedale Civile, è aperta fino al 31 marzo nella Sala dell’Albergo della Scuola Grande di San Marco. E’ stata realizzata con il MIBAC, l’Archivio di Stato e la Comunità ebraica di Venezia. Info: www.scuolagrandesanmarco.it.

 
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